Il 21 luglio 2026 l'All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), l'ufficio del Dipartimento della Difesa statunitense incaricato di analizzare i fenomeni anomali non identificati, ha pubblicato il proprio rapporto annuale relativo all'anno fiscale 2025. Il documento copre il periodo compreso tra il 2 giugno 2024 e il 30 maggio 2025 e riporta 319 nuove segnalazioni di UAP, delle quali 114 sono state risolte e attribuite a oggetti ordinari. Lo stesso giorno la testata specializzata DefenseScoop ha rivelato che l'ufficio sta indagando su un episodio segnalato dalla Marina statunitense al largo delle coste della Virginia, descritto nella documentazione come un evento che coinvolgerebbe circa un centinaio di oggetti aerei e due sistemi di superficie probabilmente senza equipaggio.
Sono due notizie diverse, anche se sono arrivate nella stessa giornata, ed è importante mantenerle distinte. La prima si basa su un documento ufficiale e su numeri verificabili; la seconda è ancora oggetto di analisi e, al momento, non abbiamo né la data precisa né i dati sensoriali. Unirle in un’unica narrazione sarebbe allettante, ma proprio per questo è meglio evitarlo.
Cosa dice il rapporto
I numeri del rapporto AARO per l’anno fiscale 2025 sono questi: le nuove segnalazioni sono state 319, di cui 284 relative al periodo in esame e 35 riferite ad anni precedenti, ma emerse solo successivamente. L’archivio complessivo dell’ufficio arriva così a 1.870 casi. Nel corso dell’anno, AARO ha chiuso 370 pratiche: 114 tra le nuove segnalazioni e 256 provenienti da periodi precedenti.
I casi risolti sono stati attribuiti, secondo la formulazione del documento, a «oggetti prosaici quali palloni, satelliti, uccelli, aeromobili e sistemi senza equipaggio». A questi si aggiungono un lancio di razzo commerciale e un jetpack pilotato. Altri 191 casi sono stati trasferiti in quello che l’ufficio definisce active archive: non sono stati spiegati, ma i dati disponibili sono stati giudicati insufficienti per ulteriori analisi. Rimarranno quindi nel sistema, nel caso in cui emergano nuovi elementi.
Infine, nove segnalazioni sono state considerate meritevoli di ulteriori approfondimenti da parte dei partner della comunità d’intelligence e del settore scientifico e tecnologico. Sono gli unici casi che AARO considera ancora aperti e significativi.
La posizione ufficiale di AARO
Sul punto più discusso nel dibattito pubblico, il rapporto è molto netto: «Nessuno dei casi risolti da AARO indica capacità avanzate di avversari stranieri o tecnologie rivoluzionarie in alcun dominio». Il documento aggiunge: «Ad oggi, nessuna evidenza suggerisce che un’entità del governo statunitense o privata abbia mai catturato o sfruttato materiali derivati da UAP». Si tratta di una smentita esplicita delle affermazioni sui presunti programmi di recupero e di reverse engineering circolate negli ultimi anni. Va però interpretata per ciò che è: la posizione ufficiale di un ufficio governativo, non una dimostrazione definitiva. È comunque una posizione formalizzata in un documento trasmesso al Congresso, e questo la distingue da una semplice dichiarazione rilasciata alla stampa.
La novità metodologica: il bagliore dei satelliti
L'elemento tecnicamente più rilevante del rapporto è passato quasi inosservato. Nel periodo considerato l'AARO ha introdotto una nuova capacità analitica che le ha permesso di risolvere 238 segnalazioni attribuendole a satellite flaring: il riflesso della luce solare sulle superfici dei satelliti in orbita, che a un osservatore a terra appare come un punto luminoso improvviso, molto brillante e di breve durata.
Il metodo si basa su una modellazione tridimensionale che incrocia posizione dell'osservatore, orario, geometria orbitale e assetto del satellite. Secondo la ricostruzione dell'archivio documentale The Black Vault, che ha analizzato il rapporto il 21 luglio 2026, quarantadue di queste segnalazioni provenivano da piloti civili che avevano riferito alla FAA e due da sensori a terra dello U.S. Space Command; in entrambi i casi l'analisi ha concluso che le osservazioni erano "coerenti con luce solare riflessa da satelliti".
È un dato che merita attenzione per due ragioni opposte. Da un lato ridimensiona una porzione consistente del fenomeno: con decine di migliaia di oggetti in orbita bassa, le costellazioni satellitari commerciali stanno cambiando l'aspetto del cielo notturno, e una quota crescente di avvistamenti ha ora una spiegazione banale e verificabile. Dall'altro lato pone una domanda scomoda sull'archivio storico: se questa capacità è arrivata solo nel 2025, quanti casi classificati come irrisolti negli anni precedenti erano semplicemente bagliori satellitari mai riconosciuti come tali? Il rapporto non affronta la questione.
Il caso al largo della Virginia
L'episodio riportato da DefenseScoop il 21 luglio 2026, e aggiornato il 23, riguarda una segnalazione di un'unità della Marina statunitense relativa a circa cento oggetti aerei e due sistemi di superficie presumibilmente non pilotati, osservati al largo delle coste della Virginia. L'AARO ha confermato di stare indagando in coordinamento con l'unità che ha effettuato la segnalazione.
Qui è necessaria prudenza. Non è pubblica la data dell'evento, non sono pubblici i dati dei sensori, non è pubblico il tipo di piattaforma che ha effettuato l'osservazione. Un numero come "cento oggetti" può descrivere scenari molto diversi tra loro: uno sciame di droni, un fenomeno di propagazione radar, un artefatto di sensore, o qualcosa di effettivamente non spiegato. La costa della Virginia ospita inoltre una delle maggiori concentrazioni di installazioni militari degli Stati Uniti, il che rende l'area sia particolarmente sorvegliata sia particolarmente esposta ad attività di ricognizione. Nessuna di queste ipotesi è al momento sostenuta da elementi pubblici.
Lo stesso rapporto AARO indica quale sia l'ostacolo strutturale: "La mancanza di dati sensoriali tempestivi e azionabili continua a limitare la capacità di AARO di risolvere i casi". Il documento riconosce anche un collection bias che favorisce il territorio continentale statunitense, le sue acque costiere e le aree operative militari: l'ufficio, in altre parole, vede soprattutto ciò che i sensori americani sono posizionati per vedere.
Il ritardo e il contesto politico
Il rapporto è arrivato con notevole ritardo. La normativa di riferimento, 50 U.S.C. § 3373(k)(1)(A), fissa un obbligo di trasmissione annuale, e il rapporto relativo all'anno fiscale 2024 era stato pubblicato nel novembre 2024. Quello per il 2025 è uscito a luglio 2026, con sette-otto mesi di scarto rispetto al ciclo consueto.
La senatrice Kirsten Gillibrand, che dell'AARO è stata la promotrice legislativa nel 2022 e che nel 2024 ha ottenuto disposizioni sulla declassificazione dei documenti UAP, ha commentato il rapporto il 21 luglio definendolo "un passo cruciale in avanti nella nostra comprensione degli UAP e verso la trasparenza che il popolo americano merita", e ha aggiunto di volere continuare a "combattere per elevare gli UAP a questione di sicurezza nazionale e ridurre lo stigma intorno alla segnalazione". Il giudizio politico è dunque positivo, il che non elimina il fatto che una scadenza di legge non sia stata rispettata.
Sul fronte della documentazione, il 10 luglio 2026 il Pentagono aveva diffuso il quarto lotto di file desecretati sugli UAP: quaranta elementi complessivi, tra cui quattordici documenti, diciannove video, quattro file audio e tre immagini, provenienti da Pentagono, NASA, CIA, FBI e Dipartimento dell'Energia. Tra i casi inclusi, secondo la ricostruzione della CBS, figurano un oggetto non identificato sopra l'impianto nucleare di Pantex in Texas nel 2015, descritto da due ufficiali come privo di suono e di sistema di propulsione visibile, e riprese di sensori militari relative al Mar Giallo e al Mar Cinese Orientale nel 2025.
Cosa possiamo dire davvero
Chi si aspettava una rivelazione da questo rapporto non l'ha trovata, e chi si aspettava la fine del fenomeno nemmeno. Il quadro che emerge è più prosaico e, per certi versi, più interessante.
Il numero di segnalazioni è calato nettamente rispetto all'anno precedente, da 757 a 319. Una lettura possibile è che il miglioramento degli strumenti analitici stia filtrando a monte il rumore di fondo. Un'altra, sostenuta da parte degli osservatori, è che il calo rifletta una minore propensione a segnalare. Il rapporto non offre elementi per decidere tra le due.
Restano nove casi che l'ufficio incaricato di spiegarli dichiara di non riuscire a spiegare e considera meritevoli di analisi da parte dell'intelligence. Non è una prova di nulla, ed è bene ripeterlo: "non spiegato" significa che mancano i dati, non che i dati indichino qualcosa di straordinario. Ma nove casi che sopravvivono a un vaglio che ne ha chiusi 370, molti dei quali con una modellazione tridimensionale delle orbite satellitari, sono un residuo che l'ufficio stesso ha scelto di non archiviare.
Il vero collo di bottiglia, ammesso nero su bianco, non è l'interpretazione ma l'acquisizione: sensori progettati per identificare aerei e missili non sono progettati per caratterizzare oggetti anomali, e finché i dati resteranno frammentari il numero di casi irrisolti continuerà a dipendere più dalla qualità della strumentazione che dalla natura del fenomeno.
Fonti
- All-domain Anomaly Resolution Office, Fiscal Year 2025 Consolidated Annual Report on Unidentified Anomalous Phenomena, Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, pubblicato il 21 luglio 2026 — aaro.mil
- DefenseScoop, Pentagon investigating mysterious UAP event reported by the Navy near Virginia's coast, 21 luglio 2026 (aggiornato il 23 luglio 2026)
- The Black Vault (John Greenewald Jr.), AARO Releases FY2025 UAP Report Months After Statutory Deadline, 21 luglio 2026
- Ufficio della senatrice Kirsten Gillibrand, comunicato stampa sul rapporto AARO FY2025, 21 luglio 2026
- CBS News, Pentagon releases new batch of UFO files, 10 luglio 2026
- 50 U.S.C. § 3373, disposizioni sull'obbligo di rendicontazione annuale in materia di UAP