DAL PRIMO RACCONTO ALL’INDAGINE SULLE FONTI
Nel precedente articolo di Nemesi-X, “MONA LISA: la missione top secret dell’Apollo 20 e l’Entità Biologica Extraterrestre trovata sulla Luna”, abbiamo ricostruito il racconto secondo cui una presunta missione Apollo 20 avrebbe raggiunto il lato nascosto della Luna e recuperato una creatura umanoide ribattezzata “Mona Lisa”.
Questo nuovo approfondimento non ripete quella narrazione. Si concentra sulla storia della fonte: i video pubblicati online nel 2007 dall’utente “retiredafb”, la figura di William Rutledge e il lavoro di Luca Scantamburlo, che dichiarò di aver avviato con lui uno scambio diretto e un’intervista scritta.
Il punto metodologico è essenziale. La presenza di un’intervista o di un documento non dimostra automaticamente la verità delle dichiarazioni contenute. Dimostra che una determinata testimonianza è stata prodotta, raccolta e diffusa. La verifica dell’identità dell’intervistato, dell’origine dei filmati e dell’esistenza della missione Apollo 20 richiede prove indipendenti.
AVVERTENZA
Le affermazioni relative alla missione Apollo 20, all’astronave lunare e all’entità “Mona Lisa” sono qui presentate come dichiarazioni attribuite a William Rutledge e come elementi di un controverso argomento ufologico. Non sono fatti accertati.
CHI È LUCA SCANTAMBURLO
Luca Scantamburlo è un ricercatore e autore italiano che ha seguito il caso Apollo 20 fin dalle prime pubblicazioni online del 2007. Il suo ruolo è importante perché ha trasformato una serie di video e commenti anonimi in un oggetto d’indagine documentato attraverso articoli, corrispondenze e interviste.
Secondo la documentazione resa disponibile online, Scantamburlo entrò in contatto con l’utente “retiredafb”, che dichiarava di chiamarsi William Rutledge. L’interazione non risulta essere una normale intervista televisiva o un incontro registrato in presenza. Si trattò di uno scambio scritto online, condotto tramite messaggi e comunicazioni generali, poi organizzato in forma di intervista.
Il documento porta il titolo inglese “Written Interview with William Rutledge, an ‘Apollo 20’ Astronaut (1976)”. Nella copia circolante, Scantamburlo indica come data di aggiornamento il 30 giugno 2007 e precisa di aver mantenuto, per quanto possibile, la costruzione sintattica delle risposte attribuite a Rutledge.
LA FIGURA DI WILLIAM RUTLEDGE
Nei materiali diffusi a partire dall’aprile 2007, l’utente “retiredafb” sosteneva di essere William Rutledge, un ex dipendente di Bell Laboratories e persona impiegata dall’USAF. Secondo il suo racconto, avrebbe vissuto in Ruanda e sarebbe stato coinvolto in attività legate allo studio di tecnologie straniere, alla navigazione computerizzata e a progetti aerospaziali riservati.
Nell’intervista scritta, Rutledge afferma di non essere stato un astronauta NASA in senso ordinario. Sostiene invece di essere stato scelto dall’USAF per competenze tecniche e per un presunto coinvolgimento nel progetto MOL-Gemini. Afferma inoltre che la missione Apollo 20 sarebbe stata una missione militare segreta, distinta dal programma Apollo ufficiale.
Questi elementi appartengono però al profilo autobiografico dichiarato dall’intervistato. Nella documentazione disponibile non viene fornita una prova indipendente che certifichi l’identità di Rutledge, il suo impiego presso Bell Laboratories o la sua appartenenza all’USAF.
CHE COSA RACCONTA L’INTERVISTA
La testimonianza descrive Apollo 20 come una missione congiunta statunitense-sovietica lanciata nell’agosto del 1976. Il presunto obiettivo sarebbe stato raggiungere una grande struttura artificiale situata nella regione lunare indicata come Delporte–Izsak, sul lato nascosto della Luna.
Rutledge attribuisce all’equipaggio la scoperta di una struttura lunga diversi chilometri, di detriti metallici, di una costruzione definita “Cattedrale” e di una grande astronave apparentemente molto antica. Il racconto include anche riferimenti a vegetazione sconosciuta, piccoli corpi biologici e due umanoidi.
La parte più nota riguarda la figura femminile chiamata “Mona Lisa”. Secondo il testo, la creatura avrebbe avuto caratteristiche in parte simili a quelle umane, sarebbe stata apparentemente conservata e avrebbe presentato dispositivi collegati al corpo. Alcune descrizioni parlano di sei dita per mano, di capelli e di una pellicola trasparente sulla pelle.
È importante non confondere il livello descrittivo con quello probatorio. L’intervista registra ciò che l’intervistato sostiene di aver visto o conosciuto. Non dimostra che la creatura sia esistita, che le immagini siano autentiche o che il resoconto provenga da un astronauta reale.
L’IMPORTANZA DELLA FORMA DOCUMENTARIA
L’intervista non presenta una registrazione audio o video dell’intervistato. È un testo composto da domande di Scantamburlo e risposte attribuite a Rutledge. Lo stesso documento segnala problemi ortografici e sintattici nell’inglese delle risposte e spiega che alcune parti sono state corrette o rese leggibili dall’intervistatore.
Il lettore conosce quindi Rutledge attraverso un testo trasmesso e organizzato da Scantamburlo. Il lettore italiano conosce oggi quel testo anche attraverso copie, trascrizioni e traduzioni successive. Per questo il documento deve essere utilizzato come fonte primaria della testimonianza attribuita, ma non come certificato di autenticità della missione.
IL RIFERIMENTO DEL CORRIERE DELLA SERA
Un ulteriore riferimento italiano è l’articolo pubblicato sul blog Mistero Bufo del Corriere della Sera, intitolato “Apollo 20, la storia rimane aperta”. Nell’articolo, Scantamburlo discute il contenuto del suo libro Apollo 20: The Disclosure e parla delle interviste realizzate con gli utenti collegati alla vicenda.
Il testo è utile perché mostra come l’autore italiano interpretasse allora il materiale: non come una prova semplice e definitiva, ma come un insieme contraddittorio di filmati, testimonianze, dettagli tecnici e possibili falsificazioni. Scantamburlo riconosce infatti la presenza di elementi problematici, come incongruenze nei video, materiale attribuibile a missioni Apollo precedenti e la possibilità che alcune immagini siano state costruite manipolando fotografie o audio d’archivio. Allo stesso tempo, dichiara di ritenere che il caso potesse contenere “nuclei di verità”.
A corredo dell’articolo sarà inserito lo screenshot del pezzo del Corriere della Sera, come riscontro visivo del riferimento giornalistico e delle dichiarazioni di Scantamburlo. Lo screenshot è un supporto contestuale: non sostituisce la lettura dell’articolo originale e non costituisce, da solo, una verifica della missione Apollo 20.
APOLLO 17 E IL LIMITE DELLA VERSIONE UFFICIALE
La documentazione NASA indica Apollo 17, nel dicembre 1972, come l’ultima missione Apollo con equipaggio a raggiungere la Luna. Le missioni Apollo 18, 19 e 20 non risultano missioni lunari segrete riconosciute dalla NASA. Alcune missioni furono cancellate nel contesto dei tagli di bilancio e della riorganizzazione del programma, ma questa circostanza non equivale alla prova di una loro prosecuzione clandestina.
La teoria Apollo 20 nasce dalla sovrapposizione di elementi reali e non verificati. Da un lato esistono il programma Apollo, il progetto Apollo-Soyuz del 1975, le missioni cancellate e la documentazione fotografica lunare. Dall’altro lato compaiono una presunta missione del 1976, un presunto equipaggio e filmati diffusi da un utente anonimo. Una ricostruzione divulgativa responsabile deve tenere separati questi piani.
VIDEO, IMMAGINI E INTERPRETAZIONI
I filmati associati ad Apollo 20 sono diventati virali perché utilizzano una grammatica visiva tipica dei documenti riservati: immagini sgranate, sottotitoli tecnici, riprese scure, riferimenti a coordinate lunari e apparenti errori di trasferimento analogico.
Questi elementi possono avere un valore narrativo, ma non sono una prova sufficiente. Un’immagine degradata può essere autentica, manipolata o costruita per simulare un archivio d’epoca. Un dettaglio tecnico corretto può provenire da una ricerca documentaria e non necessariamente da un testimone interno al programma spaziale.
IL MATERIALE ALLEGATO
A corredo di questo approfondimento sono allegati due PDF. Intervista originale inglese: Written Interview With William Rutledge - Luca Scantamburlo.PDF
Traduzione italiana: (SINTESI) Written Interview With William Rutledge - Luca Scantamburlo.PDF
I due documenti sono: il PDF dell’intervista in lingua originale inglese, basato sulla copia scritta attribuita a Luca Scantamburlo e William Rutledge, e il PDF della sintesi italiana, realizzata per facilitare la consultazione da parte dei lettori italiani.
La traduzione non modifica il valore probatorio del documento. Serve a rendere accessibile il contenuto, mantenendo distinta la voce dell’intervistatore da quella attribuita a Rutledge. Entrambi i PDF devono essere letti come documenti relativi a una testimonianza controversa e non come conferma dell’esistenza di Apollo 20.
La copia inglese consultata è disponibile online su Scribd con il titolo “Written Interview with William Rutledge, an ‘Apollo 20’ Astronaut (1976)” e attribuisce l’intervista a Luca Scantamburlo. La copia è ospitata da una piattaforma terza; la sua disponibilità online non equivale a una certificazione archivistica.
CONCLUSIONE
Possiamo affermare che nel 2007 circolarono su YouTube video attribuiti all’utente “retiredafb”, il quale dichiarava di essere William Rutledge. Possiamo affermare che Luca Scantamburlo raccolse e pubblicò materiali relativi a quella testimonianza, inclusa un’intervista scritta condotta online. Possiamo inoltre consultare un successivo articolo del Corriere della Sera nel quale Scantamburlo discute la vicenda e il proprio libro.
Non possiamo invece affermare, sulla base di questi soli materiali, che Apollo 20 sia stata lanciata, che un’astronave extraterrestre sia stata trovata sulla Luna o che “Mona Lisa” fosse un’entità biologica reale.
La domanda più corretta non è soltanto “credere o non credere”. È chiedersi quali elementi siano documentati, quali siano dichiarazioni di parte, quali siano ricostruzioni e quali prove indipendenti potrebbero confermare o smentire il caso. È questo il passaggio che trasforma una storia virale in un oggetto di studio.
RIFERIMENTI
NASA – The Apollo Program: https://www.nasa.gov/the-apollo-program/
Articolo precedente Nemesi-X: https://nemesi-x.com/posts/mona-lisa-la-missione-top-secret-dell-apollo-20-e-l-entit-biologica-extraterrestre-trovata-sulla-luna
Intervista scritta su Scribd: https://www.scribd.com/document/146104162/Written-Interview-With-William-Rutledge
Corriere della Sera – Apollo 20, la storia rimane aperta: https://misterobufo.corriere.it/2010/08/03/ufo_xfiles_programma_apollo_avvistamenti_incontri_ravvicinati_disclosure_monna_lisa/
Luca Scantamburlo – Apollo 20: The Disclosure: https://books.google.com/books/about/Apollo_20_The_Disclosure.html?id=cHfECwAAQBAJ
