Chi alza gli occhi al cielo e si chiede se qualcuno lo stia toccando non pone una domanda strana. Se la pongono i governi, i parlamenti, le agenzie ambientali, gli scienziati che misurano le scie degli aerei e i militari che quarant’anni fa hanno scritto nero su bianco di voler «possedere il tempo». Questa inchiesta raccoglie quello che l’Osservatorio Geoingegneria di Nemesi-X ha trovato nei documenti: programmi dichiarati, brevetti, trattati, esperimenti in corso, leggi appena votate. Ogni affermazione porta con sé la fonte da cui viene, così che chiunque possa andare a controllare. Dove i documenti si fermano lo scriviamo, e lì la domanda resta aperta: aperta, non chiusa.

Una premessa di metodo, una sola, e poi lasciamo parlare le carte. In questo testo non troverete la parola «bufala» e nemmeno la parola «prova» usata a sproposito. Troverete date, numeri, nomi e collegamenti. Il lettore è adulto e sa trarre le sue conclusioni.

1. Il cielo è già un cantiere

La modificazione del tempo atmosferico non è un’ipotesi. È un’attività industriale, con budget, aerei, radar, leggi e uffici che la governano, praticata su una parte del pianeta molto più grande di quanto si immagini. Il caso più grande è la Cina. Nel dicembre 2020 il Consiglio di Stato ha pubblicato una circolare che fissa l’obiettivo per il 2025: un sistema di modificazione del tempo «sviluppato», con operazioni di pioggia e neve artificiale su oltre 5,5 milioni di chilometri quadrati e soppressione della grandine su oltre 580.000. Per avere un’idea: l’Italia è grande 302.000 chilometri quadrati. L’Amministrazione Meteorologica Cinese dichiara che l’area media annua delle operazioni di aumento delle piogge si è stabilizzata attorno ai 5 milioni di chilometri quadrati, e quella di soppressione della grandine attorno ai 650.000, con interventi mirati sui monti Qilian, sulla regione delle tre sorgenti, sui Tianshan e sul bacino di Danjiangkou. Un’analisi dell’Observer Research Foundation ricorda che tra il 2012 e il 2017 il programma ha ricevuto 1,34 miliardi di dollari e che oltre cinquecento bruciatori di ioduro d’argento sono installati sui pendii del Tibet e dello Xinjiang. Il paese ha una legge sulla modificazione del tempo dal 2002.

Nel Golfo la semina delle nuvole è politica di Stato. L’Arabia Saudita ha un Programma regionale di semina delle nuvole inserito nella Vision 2030 e nella Saudi Green Initiative, con l’obiettivo dichiarato di aumentare le piogge, creare nuove fonti d’acqua e combattere la desertificazione; le fasi più recenti prevedono generatori a terra, con priorità alla Mecca e ai luoghi santi. Gli Emirati Arabi Uniti hanno il programma di intensificazione delle piogge del National Center of Meteorology: quattro Beechcraft King Air C90 attrezzati per la semina, 75 stazioni meteorologiche, 6 radar. Nell’ottobre 2025 anche l’India ha fatto il passo: il governo di Delhi, con l’IIT di Kanpur, ha fatto volare un Cessna con cartucce di ioduro d’argento e cloruro di sodio sopra la capitale soffocata dallo smog, dopo aver stanziato in maggio 3,21 crore di rupie per le prove. Non ha piovuto, perché l’umidità era troppo bassa, e i tecnici lo sapevano in partenza; ma il punto è un altro: una metropoli da trenta milioni di abitanti ha deciso di provare a far piovere per lavare l’aria.

Negli Stati Uniti la pratica è regolata dal 1972 dal Weather Modification Reporting Act, che obbliga chi la esercita a dichiararlo alla NOAA. In Texas il Department of Licensing and Regulation pubblica l’elenco dei progetti autorizzati: la West Texas Weather Modification Association, circa 6,4 milioni di acri dal 1995; la South Texas Weather Modification Association, circa 6 milioni di acri dal 1997; il programma del Panhandle Groundwater Conservation District, 4,1 milioni di acri dal 1956; il Rolling Plains Water Enhancement Project, sponsorizzato da otto contee. Il North Dakota ha un programma statale con rapporto annuale, radar propri e aerei identificati per immatricolazione. Sommando solo il Texas si superano i 20 milioni di acri, più di 80.000 chilometri quadrati: un quarto dell’Italia, seminato regolarmente da trent’anni con licenza pubblica.

Quanto funzioni è un’altra domanda, ed è giusto porla senza pregiudizi in nessuna delle due direzioni. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, nella dichiarazione del 2025, riconosce evidenze causali per la semina invernale di nubi montane e chiede più misure fisiche. Il Government Accountability Office statunitense, nel dicembre 2024, riporta stime di precipitazione aggiuntiva tra lo 0 e il 20 per cento. Lo studio SNOWIE pubblicato su PNAS nel 2020 ha visto con il radar, in Idaho, la neve prodotta dalla semina cadere dove altrimenti non sarebbe caduta. Nel 2026 la società Rainmaker ha annunciato 82 «firme radar» di semina in Utah e Oregon, di cui abbiamo scritto. Chi investe miliardi in questa tecnica evidentemente pensa che qualcosa faccia. Quanto, e con quali effetti a valle, resta un campo aperto che la scienza stessa dichiara di non aver chiuso.

2. Quando il tempo fu un’arma

Che il tempo atmosferico sia stato usato come arma non è una teoria: è storia diplomatica con i documenti in archivio. Il memorandum del 13 gennaio 1967 conservato dal Dipartimento di Stato descrive gli esperimenti di semina delle nubi sul Laos dell’ottobre 1966 e propone di estenderli per rendere impraticabili le vie di rifornimento nemiche. Il programma, noto come Operation Popeye, andò avanti dal 1967 al 1972 sul sentiero di Ho Chi Minh. Quando la stampa lo rivelò, il Senato convocò un’audizione a porte chiuse il 20 marzo 1974; il senatore Claiborne Pell ne fece pubblicare la trascrizione nel maggio dello stesso anno. Nel frattempo la NOAA conduceva il Project STORMFURY, dal 1962 al 1983, per indebolire gli uragani seminandoli con ioduro d’argento.

Nel 1996, con la Guerra fredda finita, sette ufficiali dell’aeronautica americana consegnarono allo studio strategico Air Force 2025 un documento intitolato «Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025». Il titolo dice tutto, ma vale la pena citare l’abstract: nel 2025 le forze aerospaziali statunitensi potranno «possedere il tempo» sfruttando le tecnologie emergenti e orientandone lo sviluppo alle applicazioni belliche, con strumenti per «plasmare lo spazio di battaglia in modi mai possibili prima». Il documento elenca le cinque aree da sviluppare: modelli non lineari, capacità di calcolo, raccolta e trasmissione di informazioni, una rete globale di sensori, tecniche di intervento sul tempo. È un esercizio di previsione, non un piano operativo approvato; ma fu scritto, fu presentato e sta nei server dell’aeronautica.

La comunità internazionale aveva già capito il rischio. Il 18 maggio 1977 fu aperta alla firma a Ginevra la Convenzione ENMOD, in vigore dal 5 ottobre 1978, che vieta l’uso militare o comunque ostile di tecniche di modificazione ambientale con effetti «estesi, durevoli o gravi». La definizione è precisa: la manipolazione deliberata dei processi naturali che cambia la dinamica, la composizione o la struttura della Terra, «compresi la biosfera, la litosfera, l’idrosfera e l’atmosfera, o lo spazio extra-atmosferico»; e tra gli effetti citati ci sono i cambiamenti nel tempo e nel clima, nelle correnti oceaniche, nello strato di ozono e nella ionosfera. Gli Stati parte sono 78: gli Stati Uniti dal 1980, l’Unione Sovietica dal 1978, la Cina dal 2005, l’Italia dal 27 novembre 1981. Un trattato non si scrive per vietare l’impossibile.

"Nel 2025 le forze aerospaziali statunitensi potranno «possedere il tempo» sfruttando le tecnologie emergenti e orientandone lo sviluppo alle applicazioni belliche."

— Air Force 2025, «Weather as a Force Multiplier», agosto 1996

3. HAARP e gli impianti che scaldano la ionosfera

Tra la storia militare e l’oggi c’è un brevetto. Il brevetto statunitense 4.686.605, depositato nel 1985 e concesso l’11 agosto 1987 a Bernard Eastlund e assegnato alla società APTI, si intitola «Metodo e apparato per alterare una regione dell’atmosfera, della ionosfera e/o della magnetosfera terrestre». Descrive la trasmissione verso l’alto di onde radio polarizzate lungo le linee del campo magnetico, a una frequenza che ecciti la risonanza ciclotronica degli elettroni, per riscaldare e accelerare le particelle cariche e aumentarne la densità. Eastlund sostenne per tutta la vita che HAARP fosse figlio dei suoi brevetti; l’Università dell’Alaska lo ha sempre negato. Il brevetto, in ogni caso, esiste, ed è pubblico.

HAARP, Gakona, Alaska

Secondo la pagina ufficiale dell’Università dell’Alaska Fairbanks, HAARP è nato nel 1990 come programma congiunto di Aeronautica e Marina degli Stati Uniti, con la partecipazione della DARPA. Nel 2015 le strutture sono passate all’Università; il trasferimento dei terreni è riportato al febbraio 2025. Il programma pubblica in anticipo avvisi di trasmissione: quello del 24 agosto 2026 dichiara una campagna dal 25 al 27 agosto UTC, con finestre orarie precise (25 agosto dalle 00:00 alle 02:00 e dalle 06:30 alle 10:00; 26 agosto dalle 20:00 alle 24:00; 27 agosto dalle 00:00 alle 04:00) e frequenze tra 2,8 e 10 MHz. Quello del 21 luglio 2025 dichiara una campagna del 23 e 24 luglio, a 6,9 e 9,6 MHz, a sostegno di una ricerca della MITRE Corporation con trasmissioni dirette verso sud-sud-est. L’osservatorio legge questi avvisi e li mostra nella scheda Impianti, giorno per giorno.

Cosa succede fisicamente lassù lo racconta il Naval Research Laboratory in un comunicato del 25 febbraio 2013: nella campagna BRIOCHE, finanziata dalla DARPA insieme a SRI International, all’Università dell’Alaska, all’Università della Florida e a BAE Systems, i ricercatori hanno prodotto le più dense nubi di plasma artificiale mai create nella ionosfera, tenute in vita per oltre un’ora. Sono strutture di gas ionizzato a centinaia di chilometri di quota, studiate per le comunicazioni radio e la fisica del plasma. Nessun documento del laboratorio le collega al tempo al suolo; è vero anche che nessuno, in quel comunicato, dice cosa succeda quando la campagna è più lunga o più potente. È una delle domande che segniamo come aperte.

EISCAT, Sura, SPEAR, Arecibo

L’impianto di riscaldamento ionosferico di Tromsø, gestito dall’associazione scientifica EISCAT dal 1993, è l’unico al mondo tra quelli censiti che pubblica un bollettino leggibile da un programma: ora del campione e, per ciascuno dei dodici trasmettitori, frequenza e potenza in kilowatt. L’impianto Sura, vicino a Vasilsursk in Russia, dell’istituto NIRFI di Nižnij Novgorod, ha tre trasmettitori da 250 kW e una schiera di 144 dipoli tra 4,5 e 9,3 MHz secondo le fonti secondarie; il sito dell’istituto risultava irraggiungibile al momento della verifica, e questo è un fatto in sé. SPEAR, alle Svalbard, secondo Physics Today è in naftalina dalla fine del 2013. Il radar di Arecibo, con la sua struttura HF per la modificazione ionosferica, è stato dichiarato da dismettere dalla NSF il 19 novembre 2020 ed è crollato il 1º dicembre. Cinque impianti censiti, due con una fonte di stato leggibile oggi. Gli altri tre, per quanto ne sappiamo dai documenti pubblici, sono fermi. Per quanto ne sappiamo.

4. La geoingegneria solare: chi la fa, chi la finanzia, chi la vieta

Qui il discorso cambia scala. La geoingegneria solare, cioè l’idea di raffreddare il pianeta riflettendo una parte della luce del Sole con particelle nella stratosfera o schiarendo le nubi marine, è passata in pochi anni dai convegni ai cieli. Nel giugno 2023 la Casa Bianca ha pubblicato un rapporto richiesto dal Congresso con un piano di ricerca quinquennale su iniezione di aerosol stratosferici, schiarimento delle nubi marine e assottigliamento dei cirri. Il governo precisò che non c’erano piani per un programma completo; ma il piano di ricerca è scritto, con le agenzie coinvolte e le domande da rispondere.

Il Regno Unito è andato oltre. Il 7 maggio 2025 l’agenzia governativa ARIA ha annunciato il programma «Exploring Climate Cooling»: 56,8 milioni di sterline, di cui 24,5 destinati a esperimenti all’aperto, controllati e su piccola scala. Ventuno progetti, tra cui il ri-ispessimento del ghiaccio marino artico in Canada per tre inverni consecutivi (9,9 milioni), lo schiarimento delle nubi in Australia e nel Regno Unito, e la sperimentazione di materiali naturali per l’iniezione stratosferica negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Carbon Brief ha ricostruito nel dettaglio cosa sarà provato davvero e cosa resterà in laboratorio. È il più grande finanziamento pubblico mai dato alla geoingegneria solare, e prevede di toccare fisicamente l’atmosfera.

Intanto qualcuno lo faceva già senza chiedere permesso. Make Sunsets, una società californiana di due persone, ha cominciato nel 2022 a lanciare palloni carichi di anidride solforosa dalla Bassa California messicana, vendendo «crediti di raffreddamento». Il Messico ha risposto il 13 gennaio 2023 vietando ogni esperimento di geoingegneria solare sul proprio territorio. La società si è spostata negli Stati Uniti e il 15 aprile 2025 l’EPA le ha imposto una richiesta formale di informazioni ai sensi del Clean Air Act, ricordando che, secondo il sito stesso della società, erano stati lanciati 147 palloni e venduti 128.000 crediti. Nel marzo 2024, all’altro capo dello spettro, Harvard ha cancellato l’esperimento SCoPEx, che avrebbe dovuto rilasciare fino a due chili di carbonato di calcio nella stratosfera, dopo anni di proteste, anche di comunità indigene svedesi. Il quadro è questo: un governo che finanzia esperimenti all’aperto, una startup che li fa per conto suo, un’università che rinuncia sotto pressione popolare. Nessuna di queste tre cose è un’invenzione di internet.

La reazione politica è arrivata. Il Tennessee ha vietato nel 2024, con effetto dal 1º luglio, il rilascio intenzionale di sostanze per modificare luce solare, tempo o temperatura. La Florida ha seguito con la legge in vigore dal 1º luglio 2025, che fa della geoingegneria e della modificazione del tempo un reato di terzo grado, fino a cinque anni di carcere e centomila dollari di multa, e obbliga gli aeroporti a segnalare gli aeromobili attrezzati. Altri Stati hanno proposte in discussione. Il 10 luglio 2025 l’amministratore dell’EPA, Lee Zeldin, ha dichiarato che «gli americani hanno domande legittime su scie e geoingegneria e meritano risposte chiare», aprendo pagine pubbliche sull’argomento. Quando l’agenzia ambientale del paese più potente del mondo dice che le domande sono legittime, la parola «complottista» va messa in cassetto.

5. Le scie: cosa misura la scienza

Le scie che gli aerei lasciano nel cielo sono il punto in cui il dibattito si accende di più, ed è il punto in cui la scienza sottovoce dice una cosa che pochi ripetono: quelle scie cambiano il clima. Non è un’opinione. Lo studio di riferimento sull’impatto climatico dell’aviazione, Lee e colleghi, Atmospheric Environment 2021, calcola che i cirri formati dalle scie di condensazione sono il primo contributo dell’aviazione al riscaldamento: un forzante radiativo di circa 111 milliwatt per metro quadrato, che diventa 57,4 come forzante efficace, più della stessa anidride carbonica emessa dagli aerei (34,3). Una rassegna del 2024 su Atmospheric Chemistry and Physics conferma il quadro e discute quanto resti incerto: dove si formano, quanto durano, quanto trattengono calore di notte. In altre parole, chi guarda un cielo rigato e dice che quelle strisce alterano il tempo ha dalla sua parte la letteratura scientifica. Sulla natura di quelle strisce, l’EPA dichiara che sono vapore condensato e particolato dei motori e di non avere evidenze di operazioni di irrorazione; l’osservatorio riporta la dichiarazione così com’è, e ricorda che quel particolato include solfati, fuliggine e metalli dei carburanti, misurati da decenni.

Sotto la stessa voce va messa la geoingegneria solare: se i programmi descritti al punto 4 diventassero operativi, sarebbero esattamente rilasci di particelle riflettenti dall’alto, con aerei o palloni. Chi oggi teme che accada guarda a un futuro che governi e agenzie stanno studiando apertamente. È questa la ragione per cui la Mappa del giorno dell’osservatorio accoglie le segnalazioni dei lettori con la domanda esplicita «cosa credi di aver visto», e le mette accanto a ciò che i documenti dichiarano per quel giorno e per quel luogo.

6. Stati Uniti: gli operatori, i report, gli aerei

La fonte più dettagliata trovata nel mondo sono i Seeding Report che il TDLR pubblica per i progetti texani. Ogni giorno di semina ha una scheda con le condizioni meteo, gli avvisi in vigore e una tabella dei voli con ora UTC, sigla dell’aereo, posizione del rilascio e contea. Dal report 2025 della South Texas Weather Modification Association abbiamo trascritto dodici giorni di semina e 83 rilasci tra il 26 marzo e il 2 luglio, sulle contee Uvalde, Medina, McMullen, Karnes, Atascosa, Frio, Bexar, Wilson e Bee, per 207 cartucce glaciogene dichiarate. Il 2 luglio 2025, alle 18:08 e alle 18:12 UTC, l’operatore seminò sulla contea di Karnes. Due giorni dopo l’alluvione della contea di Kerr uccise più di cento persone. Il TDLR pubblicò il 10 luglio una nota: le nubi seminate erano piccole e isolate, si erano dissolte entro le 16, Karnes dista 130 miglia da Kerr, e la pioggia venne dai resti della tempesta tropicale Barry. È la posizione dell’ente. La riportiamo con le sue date accanto a quelle del report, perché il lettore possa confrontarle da solo.

Gli aerei li abbiamo cercati nel registro federale per nome dell’intestatario, verificando ogni sigla sulla scheda del velivolo. Il risultato, al 6 settembre 2026, è un registro di venti aeromobili: quattro Piper Comanche della West Texas WMA (N5141P, N6909P, N7924P, N8549P), un Aztec e tre Comanche della South Texas WMA (N178M, N57AA, N8160P, N8847P), un Aztec e un Comanche del Panhandle (N178G, N5359P), tre velivoli di Seeding Operations and Atmospheric Research (N1162X, N4125G, N741DF), quattro di Weather Modification LLC (N33144, N39655, N555DS, N8SS) e i tre Seneca del North Dakota (N13AG, N121WA, N9798C). Trasmettono la posizione via ADS-B, e dal 6 settembre 2026 l’osservatorio la archivia ogni due minuti. Così, alla domanda «dov’erano gli aerei censiti quel giorno in quel posto», si risponde con dati propri e non con il sentito dire.

7. L’Italia: Progetto Pioggia, TECNAGRO, l’appalto pugliese, «Cieli Blu»

L’Italia non è rimasta a guardare. Il Progetto Pioggia in Puglia fu avviato nel 1985 dal Ministero dell’Agricoltura e dalla Regione Puglia con l’associazione TECNAGRO; la proposta è attribuita ad Abraham Gagin e la progettazione ed esecuzione alla società EMS, descritta come controllata della Mekorot Water Company israeliana. Lo racconta la valutazione statistica pubblicata sul Journal of Applied Meteorology nel 1999, i cui ringraziamenti citano tra i dirigenti di TECNAGRO il generale Abele Nania e l’amministratore delegato Massimo Bartolelli. Un contributo del 2001 a firma dello stesso Nania riconosce un risultato statistico non significativo. In un’audizione parlamentare del 14 marzo 2000 Alfredo Luigi Diana dichiara di essere stato presidente di TECNAGRO e ne elenca i soci storici: Fiat Agri, Montedison Servizi Agricoltura, Enichem, poi Federconsorzi. Nania era stato responsabile del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare dal 1983 al 1986. Grande industria, ministero, aeronautica, un partner israeliano: la rete è tutta nelle fonti e la trovate ricostruita nella sezione «Chi partecipa», con cinquanta soggetti.

Il secondo filone è amministrativo. Nell’emergenza idrica pugliese il commissario delegato Raffaele Fitto avviò, con il decreto n. 221 del 1º agosto 2003, un intervento di «modificazione del ciclo atmosferico delle acque» con un impegno di 3.615.198,29 euro su fondi del Ministero dell’Ambiente. Il bando in Gazzetta Ufficiale del 28 ottobre 2003 richiedeva l’autorizzazione dei voli e l’uso di basi logistiche tramite convenzione con l’Aeronautica Militare. Il decreto n. 20 del 17 febbraio 2004 aggiudicò l’intervento alla Aerotech SA di Lugano per 2.940.000 euro più IVA. Di quei voli non abbiamo trovato registri di missione, collaudi, risultati. Non perché non esistano: perché nessuno li ha pubblicati, e questa è una domanda che chi ha titolo per farla, un consigliere regionale, un giornalista, un parlamentare, potrebbe porre domani mattina.

Nel 2026 il tema è tornato in Parlamento: il disegno di legge di iniziativa popolare «Cieli Blu», pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 maggio 2026, propone il divieto di ogni attività di modifica del tempo sul territorio nazionale, sulla scia di quanto fatto in Tennessee e in Florida. Che decine di migliaia di cittadini abbiano firmato per chiedere una legge dice quanto la domanda sia sentita.

8. E il clima? Quello che le fonti dicono e quello che non dicono

La domanda che arriva più spesso all’osservatorio è se tutto questo c’entri con il cambiamento climatico. Rispondiamo con le fonti e con onestà sui loro limiti. Il Sesto rapporto dell’IPCC attribuisce il riscaldamento globale alle attività umane, principalmente alle emissioni di gas serra; e tra le attività umane, come si è visto al punto 5, ci sono anche i cirri prodotti dagli aerei. La rete World Weather Attribution pubblica studi sui singoli eventi estremi: negli ultimi mesi sulle piogge mancate a Porto Rico e Giamaica, sulle temperature record dei mari europei, sulle alluvioni in Assam. L’anomalia termica globale che la NOAA pubblica per luglio 2026 è di 1,18 gradi sopra la media del secolo scorso. Questi sono i dati; l’osservatorio li mostra con la loro fonte nella scheda «Oggi nel mondo».

Quello che le fonti non dicono va scritto con la stessa chiarezza. Nessuno studio ha misurato l’effetto cumulato sul clima regionale di trent’anni di semina su cinque milioni di chilometri quadrati in Cina, e nessuno lo ha escluso: semplicemente non è stato fatto. Nessuno ha pubblicato cosa accada alla circolazione atmosferica se la geoingegneria solare passasse dagli esperimenti da due chili a interventi da milioni di tonnellate, che è la scala di cui parlano i modelli; i rapporti governativi citati sopra esistono proprio perché quella risposta manca. Una domanda senza risposta non è una risposta negativa. È una domanda.

9. Le domande aperte, una per una

  • Quanti chilometri quadrati di pianeta vengono seminati ogni anno, sommando tutti i programmi? Nessun registro mondiale esiste; l’osservatorio ne compila uno a mano, voce per voce.
  • Che effetto ha a valle, a centinaia di chilometri, la semina sistematica di un intero bacino? Gli studi misurano la nube seminata, non il territorio che sta sottovento.
  • Cosa succede nella ionosfera quando le campagne di HAARP, EISCAT o Sura sono più lunghe e più potenti di quelle raccontate nei comunicati? Le fonti pubbliche descrivono singoli esperimenti.
  • Quali esperimenti all’aperto di geoingegneria solare sono già stati fatti fuori dal Regno Unito, dagli Stati Uniti e dal Messico, e da chi? Make Sunsets ha dichiarato 147 palloni; altri non dichiarano nulla.
  • Chi ha volato per Aerotech sulla Puglia nel 2004, con quali aerei, con quali risultati? Gli atti provano l’appalto, non le missioni.
  • Perché in Italia non esiste un obbligo di dichiarazione come quello statunitense del 1972?

10. Come usare l’osservatorio

La scheda Mappa del giorno risponde a una domanda precisa: cosa risulta documentato vicino a una data, un’ora e un luogo. Restituisce strati separati, ciascuno con la sua fonte: posizioni archiviate degli aerei censiti, operazioni dichiarate nei report, segnalazioni dei lettori lette dalla redazione, stato dichiarato degli impianti, meteo storico del punto. «Oggi nel mondo» riassume cosa le fonti dichiarano adesso, «Impianti e programmi» è il registro, «Voli reali» segue gli aerei, «Chi partecipa» ricostruisce la rete italiana con cinquanta nomi, «Fonti e metodo» dice da dove viene ogni dato.

Se avete visto qualcosa, in un giorno e in un luogo, segnalatelo dalla Mappa del giorno: la redazione lo legge e, se pubblicato, compare accanto a ciò che i documenti dichiarano per quello stesso giorno. È così che un osservatorio cresce: un cielo alla volta, con le carte in mano e la mente aperta.


Fonti