Nell'agosto 2026 le forze armate cinesi hanno presentato un sistema intelligente di pianificazione degli attacchi, uno strumento di intelligenza artificiale pensato per aiutare comandanti e piloti a definire le priorita' fra i bersagli e ad allocare le risorse in operazioni aeree di massa, capaci secondo i resoconti di gestire centinaia di obiettivi e decine di formazioni. La notizia, riportata da testate come Semafor e South China Morning Post, e' arrivata a pochi mesi da un'altra presa di posizione cinese: quella secondo cui la decisione finale sull'uso delle armi deve restare in mani umane. Le due cose, messe una accanto all'altra, raccontano la vera storia, che non e' «la Cina ha tolto l'uomo dalle decisioni militari», ma qualcosa di piu' sottile e documentabile: lo scarto tra cio' che Pechino dichiara nei consessi internazionali e cio' che sviluppa sul campo.

Cosa ha presentato la Cina

Il sistema di pianificazione degli attacchi non e', va detto con precisione, un'arma che decide da sola di uccidere: e' descritto dalle fonti come uno strumento di supporto alla decisione, che comprime in minuti quello che prima richiedeva ore di pianificazione umana. Accanto ad esso, pero', la Cina sta integrando il proprio modello di IA, DeepSeek, in una gamma crescente di sistemi militari. Norinco, il colosso statale della difesa cinese, ha mostrato il P60, un veicolo di supporto al combattimento in grado di operare in modo autonomo fino a 50 km/h grazie proprio a DeepSeek. La Beihang University, storicamente legata alla ricerca aeronautica militare, usa DeepSeek per migliorare le decisioni degli sciami di droni contro bersagli piccoli, lenti e a bassa quota.

Il Dipartimento di Stato statunitense ha dichiarato a Reuters di monitorare da vicino l'uso militare di DeepSeek, sostenendo che il modello ha fornito, e probabilmente continuera' a fornire, supporto alle operazioni militari e di intelligence cinesi. Quindi il modello DeepSeek verrà utilizzato per diversi impieghi militari e già sono stati mostrati pubblicamente da Pechino.

Cosa dice, invece, la diplomazia cinese

Sul piano ufficiale, la posizione della Cina e' quasi opposta al timore di un'IA militare fuori controllo. Al Shangri-La Dialogue del maggio 2026 il capo della delegazione cinese ha ribadito che la decisione finale sui sistemi d'arma deve restare umana e che la Cina si oppone allo sviluppo e all'uso di armi intelligenti letali prive di controllo umano. Non solo: alle Nazioni Unite, nell'ambito della Convenzione su certe armi convenzionali (CCW), la Cina e' l'unico tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza a chiedere un protocollo vincolante che regoli le armi autonome letali (LAWS).

C'e' anche un precedente che va in questa direzione: nel novembre 2024, a margine del vertice APEC di Lima, il presidente cinese Xi Jinping e l'allora presidente statunitense Joe Biden concordarono che "gli esseri umani, e non l'intelligenza artificiale, devono controllare la decisione sull'uso delle armi nucleari". Fu la prima volta che la Cina sottoscrisse un principio del genere. Nello stesso periodo, pero', Pechino non ha aderito al Blueprint for Action del vertice REAIM del 2024, il documento che riaffermava il controllo umano sulle decisioni nucleari: un segnale della cautela con cui la Cina evita impegni vincolanti.

Lo scarto: dove sta il problema

E' proprio nella distanza tra le due immagini che gli analisti individuano il punto critico. Secondo un'analisi del Lieber Institute dell'accademia militare di West Point, la posizione cinese sulle armi autonome e' implicitamente permissiva: in un documento di lavoro del 2022 la Cina ha definito i sistemi da vietare con cinque caratteristiche che devono valere tutte insieme (letalita', piena autonomia senza possibilita' di intervento, impossibilita' di arresto, effetti indiscriminati, evoluzione incontrollata). Ponendo l'asticella cosi' in alto, di fatto si lascia spazio allo sviluppo di sistemi capaci di colpire senza un giudizio umano in tempo reale, purche' non rientrino contemporaneamente in tutti e cinque i criteri.

"La capacita' apparente del sistema di comprimere ore di pianificazione complessa di una campagna in pochi minuti rischia di ridurre l'autorita' umana a poco piu' di un timbro formale (traduzione dall'inglese)."

— The Diplomat, agosto 2026, sull'IA militare cinese

E' un punto che vale la pena non caricare oltre le fonti: nessun documento pubblico dimostra che la Cina abbia gia' rimosso l'essere umano dalla catena decisionale di un attacco reale. Cio' che le fonti descrivono e' un rischio strutturale, quello che gli esperti chiamano "effetto timbro": quando l'IA prepara il piano in pochi minuti e l'essere umano deve solo approvarlo, il controllo umano rischia di diventare formale piu' che sostanziale. E' un problema che, del resto, non riguarda solo la Cina, ma tutte le potenze che stanno accelerando sull'IA militare, Stati Uniti compresi. La differenza e' che Pechino lo fa mentre in parallelo si presenta come il Paese piu' avanzato nel chiedere regole.

Perche' riguarda anche noi

Il tema tocca direttamente il dibattito, ancora acerbo in Italia, sull'etica dell'intelligenza artificiale applicata alla difesa. La governance internazionale dell'IA militare, come rileva l'Istituto internazionale per gli studi strategici (IISS), e' oggi «sotto pressione»: i canali di dialogo tra le grandi potenze esistono ma sono fragili, e la velocita' dello sviluppo tecnologico corre piu' rapida di quella dei trattati. Il rischio non e' lo scenario da film di una macchina che decide di scatenare una guerra, ma qualcosa di piu' concreto e insidioso: la progressiva erosione del tempo e dello spazio in cui un essere umano puo' davvero valutare, dubitare e fermarsi prima che parta un ordine. E' su quel margine, non su un'IA cosciente, che si gioca la vera partita. La direzione è chiara, stiamo cerando di dare completamente il potere alle IA, non dico che si prospetterà un futuro con Skynet ma un futuro distopico quello purtroppo è alle porte se non riusciremmo ad intervenire tempestivamente per fermare questo spaventoso progresso.

Il quadro, in sintesi, e' questo: la Cina sviluppa sistemi di IA per pianificare attacchi e li integra in mezzi e droni, mentre sul piano diplomatico si fa promotrice del controllo umano e di un bando ONU. Entrambe le cose sono vere e documentate, e la loro coesistenza non e' necessariamente una contraddizione cinica: Purtroppo il vantaggio della tecnologia IA comporta  rischi estremi per l'intera umanità .


Fonti