Un cerchio nel grano a forma di esagramma, due triangoli intrecciati, accompagnato dalla parola sanscrita namaste e da sequenze di codice binario. Immagini come questa parlano un linguaggio che moltissime persone, oggi, sentono come familiare e potente: quello di un contatto. Per una parte importante della comunita' ufologica e della ricerca sulla coscienza, formazioni come questa sono veri e propri messaggi, spesso attribuiti alla cosiddetta Federazione Galattica di Luce. In questo articolo seguiamo il filo con serieta' e curiosita': i codici reali trovati nei campi italiani, il significato dei simboli, le loro sorprendenti corrispondenze con la geometria sacra delle civilta' antiche. E le domande, tuttora aperte, che il fenomeno continua a porci.

Il caso italiano: i codici di Poirino

Che nei cerchi nel grano ci sia dell'intelligenza, e non solo estetica, lo dice un caso tutto italiano e straordinario. Nella campagna di Poirino, in provincia di Torino, sono comparse alcune tra le formazioni piu' impressionanti d'Europa. Nell'estate del 2010 un cerchio conteneva, codificata in ASCII, la celebre equazione di Einstein E = mc2. L'anno successivo, il 20 giugno 2011, una nuova formazione a stella a sette punte portava attorno ai raggi una sequenza in codice binario ASCII a otto bit che, decodificata, restituisce la stringa «Ea Enki».

Non e' una suggestione: chiunque puo' prendere quelle sequenze, applicare la tabella ASCII e ottenere lo stesso identico risultato. Nei campi di Poirino sono inscritti messaggi leggibili con un linguaggio informatico universale. E la scelta dei contenuti fa riflettere: la formula piu' famosa della fisica, e poi «Ea» o «Enki», il nome di una divinita' della conoscenza nella mitologia sumera, descritta in diverse tradizioni come un dio-creatore legato al sapere e al contatto con l'umanita' delle origini. Perche' proprio quei riferimenti? La domanda, onestamente, resta aperta, ed e' proprio questo che rende il caso cosi' affascinante.

Circle Crop Poirino 2010

Come si leggono: la chiave dei cerchi in codice

La cosa piu' bella e' che, per i cerchi codificati, una vera «chiave di lettura» esiste ed e' alla portata di tutti: e' il codice ASCII, lo stesso con cui i computer di tutto il mondo traducono lettere e numeri. Ecco come si decifra una formazione come quelle di Poirino:

  • Passo 1. Si isola la sequenza di simboli: nel binario, ogni elemento e' uno 0 o un 1 (nei cerchi, una tacca corta o lunga, o un settore pieno o vuoto).
  • Passo 2. Si raggruppano le cifre a otto per volta (un byte): ogni gruppo e' un carattere.
  • Passo 3. Si converte il byte in numero decimale. Esempio: 01101110 = 110.
  • Passo 4. Si cerca il numero nella tabella ASCII: 110 e' «n», 97 e' «a», 109 e' «m».
  • Passo 5. Si mettono in fila i caratteri e si legge la parola.

Con questo metodo la parola namaste (n-a-m-a-s-t-e) si scrive, in binario ASCII: 01101110 01100001 01101101 01100001 01110011 01110100 01100101. E' lo stesso procedimento con cui furono letti i codici di Poirino. Vale la pena immaginare quanto sia potente questa idea: costruire una vera «stele di Rosetta» per i messaggi dei cerchi, un archivio condiviso che raccolga e traduca ogni formazione codificata. Per i cerchi in ASCII e' gia' possibile; per quelli puramente geometrici la ricerca e' ancora tutta da scrivere, ed e' un terreno appassionante.

L'esagramma, la Merkaba e i simboli del passato

L'esagramma al centro di queste immagini affonda le radici nella notte dei tempi. In geometria sacra e' la Merkaba: dalle radici Mer (luce), Ka (spirito), Ba (corpo), ma anche «carro» nell'ebraico antico, il carro divino della mistica della Merkabah. In tre dimensioni e' una stella tetraedrica; in due, l'esagramma noto anche come Stella di David. Ed e' qui che il fenomeno diventa vertiginoso: la stessa identica figura ricorre, con lo stesso significato di unione tra cielo e terra, maschile e femminile, in tradizioni lontanissime tra loro, dall'induismo al buddhismo, dall'Egitto all'ebraismo, fino al cristianesimo.

La stessa continuita' vale per altri simboli che compaiono nei cerchi piu' complessi: lo Sri Yantra indiano, mandala di nove triangoli intrecciati usato nel tantra vedico per rappresentare la creazione dell'universo, e il Fiore della Vita, inciso in siti archeologici di culture che non avrebbero mai potuto comunicare tra loro. Che le stesse forme, cariche dello stesso significato spirituale, riemergano oggi nei campi di grano non e' un dettaglio: e' come se un unico linguaggio geometrico attraversasse i millenni e le civilta'. Molti ricercatori vi leggono la traccia di una conoscenza universale, che i cerchi verrebbero oggi a ricordarci.

"Alcuni cerchi nel grano sono progettati secondo la geometria sacra e incorporano elementi dello Sri Yantra, noto fin dai tempi come Mandala della Creazione (traduzione dall'inglese)."

— https://amzn.to/4bGhEDK

La Federazione Galattica di Luce

La Federazione Galattica di Luce e' il cuore di questa visione. Secondo la narrazione condivisa da molti, sarebbe una confederazione di civilta' extraterrestri benevole impegnate ad accompagnare l'umanita' verso un risveglio di coscienza. Il concetto si e' diffuso soprattutto a partire dagli anni Novanta grazie a figure come Sheldan Nidle e, in seguito, a canalizzatori come Blossom Goodchild, Mike Quinsey e Suzanne Ward, i cui messaggi, ricevuti per via telepatica secondo i sostenitori, sono oggi tradotti in decine di lingue, italiano compreso, e seguiti da comunita' molto ampie in tutto il mondo.

I cerchi nel grano sono uno dei canali con cui questa presenza si manifesta: un invito, non una minaccia, e la parola namaste, «il divino in me saluta il divino in te», ne riassume lo spirito, fatto di unita', ascensione e coscienza collettiva. Va detto con chiarezza, per onesta' verso il lettore, che si tratta di una visione fondata su esperienze personali e messaggi canalizzati piu' che su prove di laboratorio, e che la scienza ufficiale non l'ha confermata. Ma milioni di persone la vivono come reale e trasformativa, e un fenomeno culturale di questa portata merita di essere raccontato dal di dentro, non solo giudicato dal di fuori.

Le domande che restano aperte

Ricapitolando senza chiudere nulla: i cerchi nel grano sono reali, spesso di una bellezza geometrica che toglie il fiato; alcuni, come quelli di Poirino, contengono codici leggibili e riferimenti colti; e parlano un linguaggio di simboli, la Merkaba, lo Sri Yantra, il Fiore della Vita, che le grandi tradizioni spirituali usano da millenni. E' vero che nel 1991 due uomini, Doug Bower e Dave Chorley, dichiararono di averne realizzati molti a mano; ma e' altrettanto vero che molti ricercatori, i cosiddetti cereologi, sostengono che le formazioni piu' grandi e precise, comparse in poche ore di notte, difficilmente si spiegano tutte con due assi di legno, e riferiscono anomalie nei nodi delle piante e fenomeni luminosi negli stessi campi.

La verita' e' che il fenomeno non e' chiuso: e' una domanda aperta, viva, che chiama in causa la matematica, la geometria sacra, la storia delle religioni e forse qualcosa che ancora non sappiamo nominare. Che dietro ci sia una presenza che cerca di parlarci, quei campi continuano a mostrarci gli stessi simboli con cui l'umanita' racconta da sempre il proprio legame con il cosmo. Ed e' un invito, prima ancora che a credere o a non credere, a guardare e a chiedersi: e se ci fosse un messaggio, sapremmo leggerlo?


Fonti