Il significato di una parola

Nemesi: la dea greca della giustizia distributiva

Non è la vendetta. È la forza che rimette in equilibrio ciò che qualcuno ha sbilanciato oltrepassando la misura.

Da dove viene la parola

Nemesi viene dal greco némein, che significa «distribuire», «assegnare ciò che spetta». Da qui il senso che i greci le davano: la giustizia distributiva, la corretta ripartizione della sorte, della fortuna e della sofferenza fra gli uomini.

Nella lingua comune némesis indicava anche lo sdegno di fronte a chi riceve più di quanto meriti. Non uno sdegno personale: un richiamo all'ordine.

La hybris, cioè la colpa che Nemesi puniva

Il peccato che chiamava in causa la dea era la hybris: la tracotanza di chi pretende di superare i limiti della condizione umana, di misurarsi con gli dèi. Chi eccedeva la misura, per i greci, turbava l'ordine dell'universo — e l'ordine andava ristabilito.

Per questo l'intervento di Nemesi non era una vendetta, ma una correzione. Colpiva chi era salito troppo in alto, non chi le aveva fatto un torto.

La dea e il suo culto

Dalla personificazione di un concetto, Nemesi divenne una divinità vera e propria, con un culto. Il centro era Ramnunte, in Attica, dove veniva venerata come figlia di Oceano e madre di Elena e di Eretteo.

Perché oggi significa anche «avversario»

Nell'uso moderno «la propria nemesi» indica l'avversario che non si riesce a battere, quello che prima o poi presenta il conto. È uno slittamento di significato: dalla forza che riequilibra si è passati alla persona che incarna quella resa dei conti.

Perché questo sito si chiama Nemesi-X

Il nome viene da quel primo significato, non dal secondo. Nemesi-X nasce dall'idea che i fatti scomodi, i documenti tenuti chiusi e le testimonianze ignorate prima o poi tornino a galla: la misura che si ristabilisce. La X è l'incognita — quello che non è ancora stato spiegato.

Qui si raccolgono documenti declassificati, avvistamenti segnalati dai lettori e ricerche su fenomeni che una spiegazione non ce l'hanno ancora.